Sono da sempre un lettore onnivoro e, da qualche anno, ho la soddisfazione di "vivere" di libri. Qualcuno l'ho anche scritto e ho avuto la fortuna di trovare due editori veri, appassionati, come Odradek e Nova Delphi. Qui trovate qualche informazione e la rassegna stampa. Se poi vorrete saperne di più, vi aspetto alla bancarella!

Filippo Manganaro

Una storia del movimento operaio statunitense, scritta in modo agile, simpatetico ed estremamente leggibile, quasi a ritmo di rap. Episodi noti si alternano ad altri sconosciuti al pubblico italiano, ma tutti contribuiscono a disegnare un quadro dei rapporti tra lavoro dipendente e imprenditori che non ha paragoni nel Vecchio Continente: un mondo dove al lavoratore non sono riconosciuti diritti stabili e di portata nazionale. È una storia, perciò, molto segnata dalla violenza. Da parte dello Stato, come è spesso avvenuto anche in Europa; ma anche da parte delle milizie aziendali (i corporate warriors sono un’invenzione Usa che solo l’Iraq ha portato alla notorietà internazionale). Violenza che ha spesso suscitato una reazione eguale e contraria – benché sempre perdente – nei lavoratori di recente immigrazione. Una storia fatta però anche di canzoni, messaggi beffardi, controcultura e ironia. Una storia, dunque, documentata in modo inappuntabile, ma che si fa leggere come un romanzo.

Un sogno chiamato rivoluzione è un romanzo storico che racconta quella parte di Novecento in cui con maggior forza si espresse “la volontà degli ultimi di tentare la scalata al cielo”. In un brillante stile narrativo, seguendo le vicissitudini di ciò che rimane di una famiglia di ebrei russi - il vecchio tipografo Shlomo e sua nipote Chaya - questo libro propone, attraverso la ricostruzione di episodi poco noti o dimenticati, alcuni dei grandi eventi che hanno caratterizzato il secolo scorso: l’incendio alla Triangle di New York, lo sciopero del “Pane e le Rose” del 1912, l’occupazione della Bassa California da parte dell’armata anarchica partita dagli Stati Uniti in appoggio alla Rivoluzione zapatista, fino alla conclusione in Spagna, nel 1936, con l’ingresso delle Brigate Internazionali a Madrid. Un ritratto appassionato che tra sogni e speranze, tradimenti e sacrifici, vede protagonisti tutte quelle donne e quegli uomini che nella condivisione di un ideale trovarono la strada per il proprio riscatto sociale. Vincitore del Premio Città di Arcore 2015.

“Perché sei qui?” chiese una detenuta a Gabriella, “Borseggio? Prostituzione? Spaccio?”
“No,” rise “per nessuna di queste cose.”
“Be’, che cos’altro avresti potuto fare per beccarti una condanna a 18 mesi?”
“Io sono anarchica” replicò Gabriella. E alle altre parve strano che si potesse essere condannate solo per “essere” qualcosa.
È il 18 gennaio del 1918 quando Gabriella Antolini viene arrestata dalla polizia alla Union Station di Chicago: è stata sorpresa a trasportare 36 candelotti di dinamite che sarebbero serviti per un attentato. La giovanissima età della ragazza (19 anni), la sua bellezza e spavalderia attirano l’attenzione della carta stampata che da quel momento in poi la renderà nota in tutto il paese con l’appellativo di Dynamite girl. Quella di Gabriella, emigrata con la sua famiglia dalla provincia ferrarese, è una vicenda quasi completamente dimenticata e ricostruita in questo volume grazie anche a documenti inediti. La sua e quella degli anarchici italiani negli Stati Uniti è una storia ricca, fatta di cultura, solidarietà e abnegazione di donne e uomini in lotta contro l’ingiustizia sociale. Una storia che, come quella del movimento libertario americano di inizio ’900, rischiava di essere cancellata dal fragore delle bombe e dalla durezza della repressione.

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F. Manganaro, Dynamite Girl, Nova Delphi